dimanche 18 février 2018

Che tipo era tua madre?

L'altro giorno P. se ne esce fuori con questa domanda, formulata in modo innocente, da discussione quotidiana; non sapeva di scuotere un vaso di Pandora. Ho sempre evitato persone che l'hanno conosciuta, perché non sopporto che mi parlino di lei, l'ho fatto scientemente, quando mi sono accorto che sentire del suo passato mi provocava malinconia, e si formava un nodo allo stomaco difficile da sciogliere. Nel tempo ho deputato solo le sue sorelle a parlare di lei, noi figli, qualche nipote e pochi pochissimi altri. Ma non ne parliamo spesso, tendiamo tutti a rimuovere, sarà che quando sento parlare di mia madre il tempo si ferma e la vedo ancora lì in salotto a sistemare i cuscini del divano, o mi ricordo quell'abbraccio sul pianerottolo mentre il suo mondo stava già crollando.

Così ho cambiato argomento, lasciando sospesa la questione al prossimo anniversario; e prima o poi dovrò affrontarla lo so bene, ma mi pare sempre troppo presto, è sempre il momento sbagliato.
Ma la domanda mi è rimasta in testa.
Che tipo era mia madre?

Mia madre era una che se leggeva una parola nuova in un libro se la portava dietro per giorni, e la sostituiva ad altre simili e ci metteva in croce quando erano parole che noi dovevamo cercare sul dizionario.
Mia madre era una che poteva scordarsi di cucinare per terminare il costume da damina della Ele, e ragazzi fatevi dei panini che ho da fare. Mia madre quando usciva ed aveva del tempo, la trovavi a Palazzo Rosso seduta a guardare la Cuciniera dello Strozzi come fosse l'unico quadro di tutto il museo.
Mia madre era possessiva, gelosa di mio padre, guardinga e chioccia all'inverosimile, mia madre era speciale e ci ha tradito tutti andando via così presto, per questo non sopporto che si parli di lei.

E poi a mia madre piacevano gli Amanti di Chagall... e dietro alla cartolina infilata nel vetro della credenza, ha scritto:
ho 22 anni e sono felice ed innamorata e spero di esserlo per molto, moltissimo tempo.




dimanche 11 février 2018

Ho bisogno del vostro aiuto

Dunque... c'è questa associazione di promozione sociale che...

"...si rivolge ad un ampio pubblico con manifestazioni intellettuali quali i dibattiti, l'arte, le riflessioni, la musica, la storia, la tradizione, l'innovazione che permettono di crescere nello sviluppo della conoscenza".

Parole del loro volantino, testuali... leggendole ho avvertito una nota stonata, però non la individuo esattamente, ma tutta la sintassi della frase scricchiola e mi suona strana. A voi no?

Oltre questo c'è la presentazione ad un'incontro presso la loro sede, incontro a pagamento ovvio, aperitivo e presentazione, il volantino recita così:

"Una delle professioni che si possono svolgere è quella dell'incisore a Bulino un professionista che esercita un lavoro con un utensile molto antico e oggi decisamente di nicchia. Ma di che cosa si occupa in particolare un incisore a Bulino? Quali sono i requisiti personali richiesti a coloro che svolgono questa professione e qual è il percorso di studi specifici per abbracciare questo mestiere?
L'occhio e la mano; non solamente come mezzo per arrivare alla perfetta pratica del disegno, ma anche come possibilità di esecuzione.

Questo incontro per mettere un po' d'ordine tra le idee confuse che aleggiano intorno all'artistica figura dell'incisore."

Anche qui c'è qualcosa che non mi torna, ma non riesco a capire cosa, sarà l'uso di certi termini, com'è costruita la frase, eppure non è sgrammaticata, tuttavia non mi piace, e mi chiedo perché; saranno mica le 'zuffe di parole' come le definisce Sabina K.?

dimanche 4 février 2018

"shithole countries"

Dice così Trump, paesi di merda... riferendosi ai paesi latino americani: Basta immigrati da Haiti, meglio quelli dalla Norvegia. Comodo vero?

Tuttavia un merito va riconosciuto, Trump non è ipocrita, e penso (temo) che le sue spontaneità siano la voce della maggioranza degli statunitensi. E' sbagliato? non saprei. Poi è risaputo, dai paesi in difficoltà le persone emigrano, se poi queste difficoltà sono state causate dalle interferenze statunitensi, è un altro discorso.

A questo punto mi sono chiesto: ma cosa ci aspettiamo da un Capo di Stato? Che rappresenti la Nazione! ovvio.

Immaginate che Mozzarella Mattarella se ne esca dicendo: ci sono paesi buchi di culo, come quelli dell'Africa, basta immigrati da questi paesi, meglio dalla Svizzera.

Se questo pensiero rappresentasse la maggioranza degli italiani cosa succederebbe? Vorremmo saperlo comunque oppure sarebbe più comodo proseguire dicendo che vogliamo accogliere ed aiutare e bla bla bla, ma poi di fatto fare poco o nulla e specularci sopra con le cooperative?

Insomma cos'è preferibile sentir dire da un Capo di Stato, una bella ipocrisia, comoda come una coperta da usare sul divano o la spinosa verità che sveglia le belle addormentate della politica?

Perché diciamolo, anche in Italia ci sono regioni Buco di Culo, dove ogni iniziativa abortisce sul nascere, dove i soldi spariscono e la legalità latita. Regioni dove l'unica possibilità per vivere meglio è andarsene.

Se le istituzioni lo riconoscessero cambierebbe qualcosa?

Secondo me prendere coscienza di abitare in un paese buco di culo è importante, è un primo passo verso il cambiamento, perché se proseguiamo a scoreggiare bei pensieri sull'orgoglio nazionale ad ogni partita vinta, non andiamo molto lontano.

dimanche 28 janvier 2018

Tattiche

Dunque è andata così:

arrivano questi vicini nuovi e lei da subito, pulisce bene bene casa dopo il trasloco, facendo un casino che manco la danza degli ippopotami al Circo Orfei... poi spazza e caccia tutto dalla finestra. Quindi peli e capelli sui davanzali, a seguire briciole, polvere e trucioli sul balcone e sui panni stesi (nel caso i miei).

Inizio morbido, biglietto gentile in cassetta.
Nessun risultato! proseguono.

Gli suono e glielo dico de visu in buoni modi. Fanno gli ingenui. Noi???
Nessun risultato! proseguono.

Secondo biglietto con toni scocciati attaccato alla porta.
Nessun risultato! proseguono. (forse non sanno leggere)

Gli risuono, secondo avviso tono molto scocciato. Faccia da stipsi improvvisa!!
Rallentano, ma proseguono!

Raccolgo tutto e glielo verso davanti alla porta di casa.
Fine.

Cosa ci insegna questa storiella? che è meglio essere stronzi subito.

dimanche 21 janvier 2018

Gibellina & Gi belina, il gemellaggio

Sono capitato per caso a leggere un articolo che parlava della necessità di restaurare il Cretto di Burri, per chi non lo sapesse la faccenda è definita un'opera d'arte a cielo aperto, land art per i più introdotti, realizzata da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989 nel luogo in cui sorgeva la città medioevale di Gibellina, completamente distrutta dal terremoto del 1968, e consiste in una colata di cemento sulle rovine del paese. L'effetto dicono sia artistico, ma personalmente trovo delirante tutta la questione, innanzitutto per lo spreco di denaro e materiale che la costruzione di questa cosa ha comportato, che ha più il sapore di... che cazzo ci facciamo di tutte quelle rovine? copriamole con una bella colata di cemento e ciao. Manco a Chernobyl hanno raggiunto tanta ipocrisia.

Scrivo tutto questo con una certa cognizione di causa perché ero a Venzone quando fu presentata la fine del restauro del duomo medioevale, l'ultimo atto di un recupero attento; un paese ricostruito com'era dov'era, dopo il terremoto del 1976; ho ascoltato con molta attenzione i racconti dei vecchi del paese, ho visto le foto fatte prima del disastro e le testimonianze della ricostruzione e davvero vedere un paese intero seppellito sotto ad una colata di cemento lo trovo di una scelleratezza assurda. Anche ostinarsi a chiamarla arte lo trovo di pessimo gusto.

Ora tolto il terreno sottratto ad altri usi, che meglio sarebbe vederci crescere i papaveri, l'opera dopo 30 anni di abbandono e incuria (strano eh?) ha necessità di restauri perché rischia di diventare l'ennesima porzione di territorio consegnata alla sciatteria italiana.

Quindi parte la solita solfa, dateci i soldi perché dobbiamo restaurare, recuperare, sistemare e diciamolo, sputtanare altro denaro in cose inutili, per ingrassare i già grassi. Decadenza pura. Perché è chiaro, se avessero fatto un recupero mirato, non ci sarebbe bisogno dell'ennesima 'donazione', senza contare che la Gibellina, quella nuova, non è ancora terminata oggi... e mi chiedo anche con quale coraggio nel 1989 abbiano inaugurato quello scempio con gente che viveva nei prefabbricati.

dimanche 14 janvier 2018

Judicanti responsura

Ho scoperto che è di moda dire: ah! io non giudico nessuno!!! alcuni rafforzano con un sia ben chiaro, eh.

Alle feste ci vai alla grande con uno stereotipo così; l'astensione dal giudizio ti pone immediatamente in terra neutrale, tutti d'accordo, una neutralità da esporre come merito, io non giudico quindi tutti hanno una possibilità. State tranquilli rei e farabutti, stronzi di professione e rompicoglioni a tempo perso, babbei imbesuiti dai social e dagli iphone, non sarete giudicati, no no.

Io invece giudico eccome, e giudico in base all'esperienza, la mia ovvio, ebbene si! Fatevene una ragione, quindi tutti passano per le forche caudine; che poi questo giudizio resti inevaso e senza sentenza, o venga archiviato in attesa di altre prove indiziarie, è un altro discorso.

Principalmente è una cosa mia, chi non mi interessa resta bersagliato dalla mia indifferenza, il resto del mondo lo setaccio a mio piacimento. Perché? Perché se non giudicassi non potrei dare un valore alle persone con cui entro in contatto e questa cosa per me è importante, farmi un'idea anche sommaria del valore (morale-etico-affidabilità-altruismo-apertura mentale) delle persone che mi circondano. 

Quindi IO giudico, e quando lo dico la gente si stranisce, perché le persone non amano sentirsi giudicate, nemmeno per gioco, nemmeno in chat, nemmeno quelli che mettono la maschera per apparire, io indago le incoerenze, quando accade chiedo lumi, alcuni invocano tempo per l'enunciato, e poi sono curiosi di sapere, si impermalosiscono se trovo macchie, un solo dislike tra mille like li fa preoccupare. Farglielo notare crea disagio.

Così, alcune volte, quando alle feste in cui nessuno mi conosce mi chiedono: e tu di cosa ti occupi? sono psicologo, dico con una certa flemma, la butto lì come fosse una cosa normale, come a dire permesso quando esci dall'ascensore.

A quel punto c'è sempre il tipo ansiato che si sente sondato a sua insaputa,
Panico in sala
Bastano queste poche affermazioni e tutti improvvisamente si sentono a disagio... la cosa è talmente divertente che penso di farla più spesso... ma non giudicatemi solo in base a questo, mi raccomando.

dimanche 7 janvier 2018

Dell'eterna adolescenza

"quando escono, i miei pazienti che si trovano nella fase adolescenziale, vanno solo a bar in cui la maggior parte degli uomini sono molto giovani e cercano uomini ancora più giovani. Spendono soldi per fare viaggi a luoghi come Fire Island, Provincetown o Cyo Hueso (noi potremmo dire Torremolinos, Sitges, Mykonos, le italiane Torre del Lago e Gallipoli, ecc.); spendono male tempo e denaro alla ricerca delle più variegate e lussuose feste che si celebrano tutti i fine settimana e in cui principali protagonisti sono il sesso e le droghe. Se cercano un appuntamento in privato con qualche “amico del bar”, non c’è tra loro alcuna connessione. Preferiscono le relazioni superficiali, effimere e a distanza. Nel momento in cui le cose si fanno difficili, cercano addirittura qualcuno di un altro stato, di un altro paese. Questi uomini indossano vestiti giovanili e si giudicano gli uni con gli altri solamente per i pettorali e addominali e anche perfino per la macchina che hanno nel garage. Per allontanare il fantasma della vecchiaia, consumano droghe e alcool sia che abbiano 30, 40, come 50 anni”.

L'articolo di Osvaldo Tunno riporta lo studio di Kort, uno psicoterapeuta statunitense, mi spiega assai bene molte cose.

Quando scopro questi articoli mi risollevo d'umore, principalmente perché ho sempre il sospetto di essere io quello in errore, quello affetto da poca sopportazione delle dinamiche sociali, e invece NO!

Da circa sei mesi sto stavo frequentando un gruppo di personaggi che per comodità di copione chiamerò 'potenziali pazienti di Kort'. conosciuti tramite amici di amici, in una di quelle serate social in cui precipito per gentilezza d'invito e da cui mi riprometto sempre di esimermi.


Avevo cominciato a frequentarli questa estate, per condividere qualche giornata al mare e una passione, il cinema, salvo poi pentirmene perché il trend del gruppo erano sia i film di fantascienza (Star Trek, Guerre Stellari) che mi interessano assai, ma più assiduamente ed esclusivamente, i filmetti Disney e di animazione, genere che non amo particolarmente; tutto il resto delle pellicole era fuori visione a prescindere, perché considerato: -troppo impegnato- testuale.

Al quarto incontro ho escluso il cinema, perché davvero, andare a vedere i Minions con dotazione di popcorn, cocacola e dolcetti, in una sala piena di genitori e figli, l'ho trovato imbarazzante. Ho anche partecipato, mio malgrado all'acquisto di alcuni pupazzetti/cuscino dei Minions per un regalo; alla nipotina? manco per niente! per il divano del loro salotto (sconforto).

Nonostante questi preoccupanti segnali avevo mantenuto qualche uscita in pizzeria, o qualche serata di cene e socialità varia, anche se il tono medio delle conversazioni restava svagato, circoscritto all'ultimo cartoon visto o programmato; insomma discorsi da salotto del barbiere.

Dopo un paio di mesi tuttavia mi stavo scocciando e non capivo perché, c'era empatia, i modi erano cordiali, ma c'era qualcosa che non mi tornava, potrei definirlo il proseguimento di un clima-da-ascensore, ricercatamente superficiale e distratto. Insomma mi innervosivo.

Poi ho scoperto che una serie di persone che si erano avvicinate al gruppo poco prima di me, erano sparite proprio accusando la persistente superficialità/banalità delle iterazioni.
Sarà che dopo un po' uno si aspetta un'evoluzione nell'amicizia, o almeno io me lo aspettavo.

Avevo imputato al mio solipsismo la questione, ma nel frattempo erano arrivati altri segnali preoccupanti. Un esempio su tutti: la festicciola mascherata per Halloween, sono andato pensando ad una semplice occasione per vedersi, salvo poi trovarmi impelagato in una festicciola casalinga con 30enni vestiti e truccati da zombie che si fanno i selfie in salotto. Patetico.
Senza contare la buona mezz'ora passata ad interrogare Siri sulle questioni più disparate giusto per riempire il tempo ed evitarsi conversazioni impegnative.

A quel punto ho cominciato a fare il propositivo-alternativo, per puntiglio, ma anche per evitare il ripetersi di questi teatrini, trovando però ostruzionismo. Gli inviti ad personam erano accolti con imbarazzo e sfangati con la scusa del coinvolgimento anche degli altri del gruppo, ogni volta che mi trovavo a organizzare una passeggiata al mare, una camminata sulle alture cittadine o una visita ad una mostra o ad un museo, era un coro di che-noia-che-barba-il-museo, che-fatica-la-gita.

Così ho iniziato a sfangarli, perché OK partecipare alle proposte altrui, ma se non c'è rispondenza non ha molto senso. E poi ero sempre nel dubbio su come mi sarei comportato per tagliare, perché in fondo non erano persone cattive, non sono quelli che dici: cazzo che stronzo che sei, vaffanculo! e la chiudi lì. Una situazione così netta, sarebbe stata auspicabile.

Ad un certo punto ho fatto una considerazione per me inusuale:
in virtù di cosa avrei dovuto giustificare la mia defezione dal gruppo?
Non è mica un'assenza scolastica, o un permesso sul lavoro. Non mi piace lo stile e le cose che fate?
#ciaone

Adesso arriva l'articolo di Osvaldo e le cose tornano a posto, mi ci chiamo dentro pure io in questo desiderio di leggerezza, ma lo faccio in modo conscio e misurato, forse anche troppo cinico e ci metto... sai cosa? un pizzico di Kultura, che non guasta mai, perché diciamolo, Pascoli con la poetica del fanciullino, oltre che annoiarmi al liceo, era un chiaro segnale di un'eterna adolescenza alla Kort. Potenziale paziente pure lui.